maurizio pellegrin

from 7 May 2014 to 23 July 2014

Una mostra sulla fragilità implica il muoversi per tocchi leggeri, con ritmi particolari tesi a solleticare l’istinto e sollecitare dolcemente i sensi.

Una mostra dove la presenza della carta è ovunque, con colori che diventano note impossibili e aree che diventano spazi su un mondo interiore. Non appartiene a questa mostra il romanticismo né tantomeno la decadenza. E se qui e là gli oggetti mettono in gioco le trame della mente attraversate dalla memoria, l’esercizio è solo funzionale a una poetica del silenzio e dell’assenza, sempre cara a Maurizio che per vocazione e destino ha un percorso solitario.

In questa atmosfera senza tempo emergono quei piccoli segni distintivi dell’opera di Maurizio Pellegrin. I fattori numerici, gli oggetti con le loro energie immagazzinate, il traversare lo spazio per diagonali, l’asimmetria come regola formale nella disposizione degli elementi. Il tutto è governato da un senso poetico del mutare e dell’essere, con variazioni vicine alla dodecafonia o talvolta a quei contrappunti catturati nella timbrica jazz.

Nell’opera di Maurizio assistiamo alla dinamica degli oggetti portatori di energia quantificata e qualificata dai valori numerici, con la presenza di fili tesi a tenere legate queste energie, e un esoterismo che si svela lentamente agli organi di percezione.

La presenza della carta e il suo essere messaggera di tocchi e studi, di esplorazioni e esercizi, aspettando una sorta di ipotetico progetto, rimane sospesa e leggera.  

Alla fine, tra meraviglia e distacco, con poche parole e richiami, ciò che resta è un sentimento sottile, una desiderata e trovata fragilità.

 

Maurizio Pellegrin

New York, Aprile 2014.